Emozioni, sistema nervoso e persona
Svela cosa raccontano i comportamenti attraverso la Psicologia Integrale della Persona
Svela cosa raccontano i comportamenti attraverso la Psicologia Integrale della Persona
Quando una persona reagisce in modo intenso, si chiude, evita una situazione, diventa irritabile o sembra incapace di adattarsi, la domanda che emerge spesso è: “Come far cessare quel comportamento?”.
Ma una domanda più profonda potrebbe essere: “Che cosa sta comunicando questo comportamento e cosa sta accadendo alla persona che lo manifesta?”
In altre parole, anche senza essere degli esperti, si può imparare a comprendere il comportamento nostro e altrui decodificando lo stato di attivazione del Sistema Nervoso Autonomo, che legge i segnali di sicurezza o di insicurezza dall’ambiente esterno e interiore, che modula le risposte emotive allo stress e al sovraccarico sensoriale e che sovrintende la connessione con se stessi e gli altri.
La Psicologia Integrale della Persona permette inoltre di ampliare ulteriormente questa prospettiva. Il comportamento, infatti, non appartiene soltanto al corpo o alla dimensione neurofisiologica, ma coinvolge la persona nella sua globalità: corpo, dimensione psichica, dimensione spirituale, relazioni, valori, desideri, bisogni e capacità di orientare la propria vita verso il bene.

Anche i comportamenti violenti hanno molto da raccontare se si sa ascoltarli senza giustificarli.
Un comportamento problematico può essere osservato, descritto e modificato, ma non coincide mai completamente con la persona.
Una crisi emotiva, per esempio, può rappresentare una risposta ad un sovraccarico del sistema nervoso; contemporaneamente può essere collegata ad una paura, a un bisogno di sicurezza, a una storia relazionale, a un desiderio frustrato oppure alla difficoltà di utilizzare le proprie risorse in una determinata situazione.
La Psicologia Integrale della Persona invita a passare da una domanda centrata esclusivamente sul comportamento a domande centrate sulla persona:
Questa impostazione trova un importante punto di contatto con l’antropologia di San Tommaso d’Aquino.

San Tommaso d’Aquino è l’ispiratore della Psicologia Integrale della Persona
San Tommaso non considera l’essere umano come una semplice anima che possiede un corpo, ma conclude che l’uomo è un composto di anima e corpo (Summa Theologiae I, q. 75, a. 4). L’anima è una parte essenziale dell’uomo ed è una forma sussistente, ma l’essere umano (homo) risulta dall’unione inscindibile di entrambe le dimensioni.
Questa affermazione è particolarmente significativa per una psicologia che voglia essere “realmente integrale”.
La dimensione psichica non può essere considerata indipendentemente dalla corporeità: pensieri, emozioni, percezioni, memoria, comportamento e funzionamento corporeo partecipano alla concreta esperienza della persona.
Naturalmente la concezione tomista dell’anima non coincide con l’attuale concetto neurobiologico di sistema nervoso. Sono linguaggi e paradigmi differenti. Tuttavia, è possibile riconoscere una convergenza metodologica: la persona non può essere adeguatamente compresa attraverso una sola dimensione.
Quando il sistema nervoso è sottoposto a un’intensa attivazione, possono diminuire temporaneamente alcune capacità: attenzione, flessibilità cognitiva, comunicazione, controllo degli impulsi e capacità di tollerare la frustrazione.

Una condizione di sovraccarico psico-emotivo produce sovente ipersensibilità ai rumori
Questo è particolarmente importante nelle persone neurodivergenti, nelle quali alcuni stimoli sensoriali o richieste ambientali possono risultare particolarmente impegnativi.
Un bambino che si copre le orecchie, fugge da una stanza rumorosa o reagisce con rabbia potrebbe non stare semplicemente “disobbedendo”. Potrebbe essere in una condizione di sovraccarico.
Il primo livello di intervento sarà allora corporeo e ambientale: diminuire gli stimoli, creare prevedibilità, consentire una pausa, favorire il recupero.
Ma la Psicologia Integrale della Persona invita a non fermarsi qui.
Il secondo livello riguarda la dimensione psichica.

La rabbia non è sempre un’emozione disfunzionale, dipende da come viene orientata
Un comportamento può essere collegato a emozioni come paura, rabbia, tristezza o vergogna. L’emozione, tuttavia, non coincide con la decisione della persona e non dovrebbe essere considerata automaticamente un nemico da eliminare.
Qui è particolarmente interessante il pensiero di San Tommaso sulle passioni dell’anima. Nella Summa Theologiae, I-II, q. 22, egli considera le passioni come movimenti dell’appetito sensitivo; nella q. 24 precisa che le passioni, considerate in se stesse, non sono semplicemente buone o cattive, ma acquistano una qualificazione morale in rapporto al modo in cui sono ordinate dalla ragione e dalla volontà.
È una distinzione preziosa anche dal punto di vista psicologico.
L’emozione può diventare un’informazione da comprendere e integrare.
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A questo livello può essere utilizzata la Carta di Identità Esistenziale, fondata su quattro dimensioni fondamentali: Valori – Talenti – Desideri – Bisogni.
Queste quattro dimensioni possono aiutare a comprendere anche un comportamento apparentemente disfunzionale.
Una persona che evita continuamente determinate situazioni potrebbe avere un bisogno autentico di sicurezza, ma potrebbe anche aver sviluppato una modalità evitante che limita la propria libertà.
Il lavoro non consiste allora semplicemente nel soddisfare ogni bisogno o nel seguire ogni desiderio, ma nel comprendere come trasformare il bisogno in una possibilità di crescita.

I bambini sono dominati dal principio del piacere, gli adulti dal principio di realtà che orienta l’emotività verso un fine
Qui emerge una differenza importante tra una prospettiva esclusivamente neurofisiologica e una Psicologia Integrale della Persona.
La regolazione del sistema nervoso è fondamentale, ma non esaurisce la maturazione umana.
Una persona può imparare a calmarsi e, tuttavia, non sapere ancora quale direzione dare alla propria vita. Può ridurre l’ansia senza aver chiarito i propri valori. Può imparare a gestire la rabbia senza aver compreso quale bene stava cercando di difendere.
Per San Tommaso la persona possiede infatti facoltà superiori nell’anima razionale, in particolare intelletto e volontà, attraverso le quali può conoscere e orientarsi verso il bene.
La maturità non consiste quindi nell’assenza di emozioni, ma nella progressiva integrazione delle diverse dimensioni della persona.
Questo permette di formulare un principio importante:
Un ulteriore passaggio riguarda la relazione. Una persona in stato di forte attivazione può avere bisogno innanzitutto di un ambiente sufficientemente prevedibile e di una relazione non minacciosa. Il terapeuta, il genitore, il compagno/a o l’educatore possono diventare presenze capaci di favorire il recupero della regolazione.

La relazione emotiva serve a far crescere la persona verso la sicurezza oppure l’insicurezza
Ma
Nella prospettiva tomista, infatti, la maturazione passa attraverso gli habitus, cioè disposizioni relativamente stabili che orientano il modo di agire. San Tommaso descrive l’habitus come una disposizione che rende il soggetto ben o mal disposto rispetto alle proprie operazioni.
La Psicologia Integrale della Persona può tradurre questo principio in termini clinici parlando dello sviluppo di virtù e contrasto dei vizi.
La regolazione diventa così condizione, ma non fine ultimo, della crescita.
Consideriamo un adolescente che reagisce con rabbia ogni volta che viene corretto.
Sul piano spirituale ed esistenziale possiamo infine domandarci:
La rabbia, allora, non viene semplicemente repressa, ma viene ascoltata, regolata, compresa e progressivamente orientata.
Integrare il paradigma neurobiologico che fa capo al Sistema Nervoso Autonomo con la Psicologia Integrale della Persona significa quindi evitare due riduzionismi opposti.

La maturità umana integra la dimensione emotiva e cognitiva con quella corporea
La persona è più complessa. È unità di corporeità, dimensione psichica, capacità razionale e volitiva, relazioni, storia, valori, desideri, bisogni e apertura al significato. Occorre avere uno sguardo che provi ad integrare tutte le dimensioni.
San Tommaso sottolinea che l’essere umano è composto di anima e corpo; la riflessione contemporanea sul sistema nervoso può aiutarci, con linguaggio diverso, a comprendere quanto la dimensione corporea partecipi concretamente alla vita della persona.
Per questo, davanti a un comportamento difficile, può essere utile sostituire la domanda “Come faccio a fermarlo?” con una serie di domande più profonde:
È questo il passaggio dal semplice controllo del comportamento alla cura integrale della persona.
Per comprendere i comportamenti occorre avere uno sguardo ampio che integri diverse prospettive, altrimenti si rischia di vedere la persona solo in alcune sue parti, seguendo un “modello parziale riduzionistico” che non tiene conto del tutto. La filosofia teologica di Tommaso d’Aquino ci aiuta invece a sviluppare una “visione olistica d’insieme“, tocca a noi oggi integrare con le conoscenze moderne e sviluppare strumenti di intervento adatti al mondo attuale.
In ogni caso rimangono saldi alcuni principi:
Il comportamento, allora, non è più soltanto qualcosa da correggere, ma diventa una porta d’accesso alla persona. Se imparare a varcare la porta oppure restare all’esterno dipende sia da noi che chi si consente di aprirci un po’ del suo mondo interiore …
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