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Il perdono cristiano

Perdonare gli altri, perdonarsi e ricevere il perdono di Dio

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Il perdono è più del semplice dimenticare

Il perdono è una delle esperienze più profonde della vita umana. Può riguardare una ferita ricevuta, una colpa commessa, una relazione interrotta oppure il rapporto con Dio. Per questo parlare semplicemente di «perdonare» rischia di essere riduttivo.

Possiamo infatti distinguere almeno quattro esperienze:

  1. perdonare un’altra persona,
  2. ricevere il perdono da un’altra persona,
  3. perdonare se stessi
  4. ricevere il perdono di Dio.

Queste quattro dimensioni sono collegate, ma non coincidono. In particolare, è importante distinguere perdono e riconciliazione.

Perdonare una persona non significa necessariamente tornare ad avere con lei la stessa relazione. È possibile perdonare mantenendo una distanza, stabilendo confini o interrompendo una relazione che continua a essere dannosa.

Allo stesso modo, ricevere il perdono da qualcuno non significa automaticamente ricostruire la relazione.

Diversa è la dimensione del perdono ricevuto da Dio: nella prospettiva cristiana esso conduce alla riconciliazione con Dio.

E il perdono di se stessi, quando è autentico e non una semplice autoassoluzione, implica una riconciliazione con la propria storia e con la propria persona.

La tradizione cristiana offre a questo tema una profondità particolare. Gesù pone il perdono al centro della vita del discepolo e lo collega direttamente alla misericordia del Padre: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36, CEI 2008).

La prospettiva di san Tommaso d’Aquino, inoltre, permette di comprendere il perdono non come semplice sentimento, ma come realtà collegata a misericordia, giustizia, virtù, responsabilità e orientamento al bene.

La Psicologia Integrale della Persona può raccogliere questi elementi in una visione unitaria, nella quale il perdono coinvolge corpo, emozioni, pensiero, volontà, relazioni, valori e dimensione spirituale.


Che cosa significa veramente perdonare?

Perdonare non significa dimenticare ciò che è accaduto.

Non significa neppure dire che il male subito «non era poi così grave», giustificare chi ha commesso un’ingiustizia o rinunciare alla propria dignità.

Il perdono autentico presuppone invece il riconoscimento della verità.

Una persona può arrivare a dire: «Quello che mi hai fatto è stato realmente doloroso e non lo considero giusto. Tuttavia scelgo di non vivere nella vendetta e nel rancore.»

In questa prospettiva, il perdono è una progressiva liberazione della persona dal potere che l’offesa continua a esercitare sulla sua vita. Il passato non viene cancellato. Viene però modificato il rapporto con il passato.


Il perdono nel Vangelo: perché Gesù chiede di perdonare?

L’insegnamento di Gesù sul perdono è particolarmente esplicito.

Nel Vangelo secondo Luca leggiamo:

«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. […] perdonate e sarete perdonati»
Lc 6,36-37, CEI 2008

E nel Vangelo secondo Matteo, Pietro domanda a Gesù quante volte sia necessario perdonare il fratello. Gesù risponde:

«Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.»
Mt 18,22, CEI 2008

Il significato non è quello di stabilire un numero preciso di volte in cui concedere il perdono. Gesù propone una disposizione del cuore che non trasformi il risentimento in una forma permanente di relazione con l’altro.

La motivazione cristiana del perdono è però ancora più profonda: il cristiano perdona perché ha ricevuto misericordia.

La parabola del servo spietato lo esprime attraverso le parole del padrone:

«Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?»
Mt 18,33, CEI 2008

Il perdono cristiano nasce quindi dalla consapevolezza di essere stati a propria volta perdonati.


Perché un cristiano dovrebbe perdonare gli altri?

Sono almeno quattro le motivazioni fondamentali.

1. Perché ha ricevuto misericordia

Il cristiano non parte dalla propria perfezione. Parte dall’esperienza di essere stato accolto e perdonato da Dio.

Il perdono verso l’altro diventa quindi una risposta alla misericordia ricevuta.

2. Perché vuole interrompere la spirale del male

Perdonare significa rifiutare che il male ricevuto produca necessariamente altro male.

Questo non significa rinunciare alla giustizia. Significa non trasformare la sofferenza subita in vendetta permanente.

3. Perché desidera diventare simile al Padre

Gesù dice: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» Lc 6,36, CEI 2008

La misericordia diventa quindi una caratteristica della persona cristiana.

4. Perché vuole essere libero

Il rancore può mantenere la persona psicologicamente legata all’offensore. Il perdono permette progressivamente di recuperare libertà interiore.

Per il cristiano, questa libertà non consiste semplicemente nello «stare meglio», ma nel poter tornare a orientare la propria vita verso il bene.


Perdonare non significa riconciliarsi

Questa distinzione è fondamentale anche dal punto di vista psicologico e pastorale. Posso perdonare una persona senza riconciliarmi con lei.

La riconciliazione è un processo relazionale che richiede normalmente almeno due persone e presuppone condizioni concrete: verità, responsabilità, cambiamento, fiducia e disponibilità reciproca.

Se una persona ha subito una violenza, un abuso o una grave manipolazione, perdonare non significa necessariamente tornare a frequentare chi l’ha ferita.

Si può perdonare e contemporaneamente:

  • mantenere una distanza;
  • interrompere una relazione;
  • chiedere protezione;
  • ricorrere alla giustizia;
  • stabilire nuovi confini;
  • non concedere nuovamente fiducia fino a quando non vi siano comportamenti che la rendano possibile.

Il perdono non elimina la prudenza.

Anzi, nella prospettiva tomista, la prudenza permette di individuare il modo concretamente adeguato di perseguire il bene.


Perché un cristiano dovrebbe perdonarsi?

Il perdono di se stessi è una dimensione meno esplicitamente formulata nella Bibbia rispetto al perdono degli altri. La Scrittura non contiene infatti un comando diretto formulato come «perdona te stesso».

Tuttavia, il cristiano ha motivi profondi per imparare a non rimanere prigioniero della propria colpa.

Il punto di partenza è fondamentale: perdonarsi non significa assolversi.

L’autoassoluzione dice: «Non ho fatto nulla di male.»

Il perdono di sé può invece dire: «Ho riconosciuto il male che ho commesso, ne assumo la responsabilità, sono disposto a riparare ciò che posso riparare e scelgo di non identificare tutta la mia persona con il mio errore.»

Questa distinzione è decisiva.


Perdonarsi senza negare la propria responsabilità

Nella prospettiva cristiana, la colpa può avere una funzione positiva quando conduce al riconoscimento del male e alla conversione.

Ma la colpa può diventare distruttiva quando si trasforma in una condanna permanente della persona: «Ho sbagliato, quindi sono sbagliato.»

Il Vangelo propone invece una distinzione radicale tra il peccato della persona e la persona stessa.

Nella parabola del figlio prodigo, il padre non identifica il figlio con il suo errore. Dopo il suo ritorno dice:

«Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.»
Lc 15,24, CEI 2008

Il figlio ha certamente compiuto una scelta sbagliata. Ma quella scelta non costituisce la sua identità definitiva.

Questa è una delle basi più importanti per comprendere cristianamente il perdono di sé.


Il cristiano può perdonarsi perché Dio offre una possibilità nuova

Un altro riferimento fondamentale è la seconda Lettera ai Corinzi:

«Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.»
2Cor 5,17, CEI 2008

Il significato teologico di questo versetto non può essere ridotto alla semplice autostima positiva. Paolo parla della trasformazione operata dall’incontro con Cristo.

Tuttavia, questo testo offre anche una prospettiva importante sul rapporto con la propria storia: il passato non deve necessariamente diventare una prigione identitaria.

Il cristiano può riconoscere:

  • «Ho sbagliato»;
  • «Ho fatto del male»;
  • «Avrei potuto agire diversamente»;
  • «Devo assumermi la responsabilità».

Ma può anche aggiungere: «La mia storia non finisce con il mio errore.»


«Non c’è dunque più nessuna condanna»: la misericordia che libera

Un ulteriore passaggio significativo si trova nella Lettera ai Romani:

«Ora, dunque, non vi è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù.»
Rm 8,1, CEI 2008

Anche questo testo non costituisce un invito all’autoassoluzione. Al contrario, Paolo inserisce la liberazione dalla condanna dentro il rapporto con Cristo.

La prospettiva cristiana permette così di distinguere responsabilità e condanna.

  • La responsabilità dice: «Quello che ho fatto ha delle conseguenze e devo assumermene la responsabilità.»
  • La condanna permanente dice: «Quello che ho fatto definisce per sempre chi sono e non posso più cambiare.»

Il cristianesimo rifiuta quest’ultima prospettiva perché la grazia apre alla conversione e alla trasformazione.


Perdonarsi significa riconciliarsi con la propria storia

Qui emerge la differenza rispetto al perdono dell’altro.

Quando perdono un’altra persona, non è necessariamente necessario ristabilire la relazione con lei. Quando invece perdono me stesso, il processo riguarda direttamente la relazione con la mia persona.

Perdonarmi significa progressivamente poter tenere insieme: verità + responsabilità + misericordia + cambiamento.

  • Posso riconoscere ciò che ho fatto senza continuare a punirmi indefinitamente.
  • Posso chiedere scusa.
  • Posso riparare.
  • Posso accettare le conseguenze.
  • Posso imparare.
  • E posso tornare a riconoscermi come persona capace di bene.

In questo senso, il perdono di sé implica una vera riconciliazione intrapersonale.


Il perdono di Dio: la riconciliazione con Dio

La prospettiva cristiana aggiunge una quarta dimensione: il perdono ricevuto da Dio.

San Paolo afferma:

«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.»
2Cor 5,20, CEI 2008

perdono di Dio con GesùQui il termine «riconciliare» è particolarmente importante.

Il perdono di Dio non viene presentato soltanto come una cancellazione della colpa, ma come possibilità di ristabilire la relazione con Dio attraverso Gesù.

Per questo possiamo distinguere:

  • perdonare l’altro → non implica necessariamente riconciliazione;
  • essere perdonati dall’altro → non implica necessariamente riconciliazione;
  • perdonare se stessi → implica una riconciliazione intrapersonale;
  • ricevere il perdono di Dio → implica, nella prospettiva cristiana, la riconciliazione con Dio.

La riconciliazione con Dio, naturalmente, appartiene alla dimensione teologica e sacramentale della fede e non può essere semplicemente trasformata in un concetto psicologico.


Il perdono secondo san Tommaso d’Aquino

Il pensiero di san Tommaso d’Aquino consente di evitare una concezione sentimentale del perdono.

Per Tommaso, la misericordia è una virtù strettamente collegata alla carità e consiste nell’interessarsi della miseria dell’altro e nel tendere al suo bene. La misericordia non elimina la giustizia, ma la integra nell’ordine del bene.

Questo significa che il perdono non richiede di negare la verità. Il male rimane male. La responsabilità rimane responsabilità. La giustizia rimane giustizia.

Ma la risposta della persona può essere orientata verso un bene più grande.

La prospettiva tomista permette inoltre di comprendere perché perdonarsi non equivalga ad autoassolversi.

L’essere umano non coincide con un singolo atto. Una persona può compiere un atto moralmente sbagliato e, attraverso il pentimento e la conversione, orientare nuovamente la propria volontà verso il bene.

Il perdono cristiano diventa così inseparabile dalla possibilità di conversione e trasformazione.

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Il perdono nella Psicologia Integrale della Persona

La Psicologia Integrale della Persona permette di leggere il perdono come un processo che coinvolge la persona nella sua totalità. L’offesa può infatti essere presente contemporaneamente a diversi livelli.

Il corpo

La memoria di un’offesa può essere associata a tensione, allarme, agitazione o chiusura.

Le emozioni

Rabbia, paura, tristezza, vergogna e senso di colpa possono continuare a mantenere attiva la ferita.

Il pensiero

La mente può ripercorrere continuamente l’evento attraverso domande, recriminazioni e scenari alternativi.

La volontà

Progressivamente la persona può scegliere di non essere governata dal rancore o dall’autocondanna.

I valori

Il perdono diventa una domanda fondamentale: «Che persona voglio essere dopo ciò che è accaduto?»

I desideri e i bisogni

La persona può riconoscere ciò che desidera realmente e quali bisogni sono stati feriti o trascurati.

La relazione

Può decidere se ricostruire il rapporto, modificarlo oppure interromperlo.

La dimensione spirituale

Per il cristiano, il percorso può aprirsi alla misericordia, alla conversione, alla grazia e alla riconciliazione con Dio.

Il perdono, quindi, non è soltanto una decisione cognitiva. È un processo integrativo della persona.


Perdonare e perdonarsi: dalla colpa alla virtù

Nella prospettiva della Psicologia Integrale della Persona, il perdono può essere letto anche attraverso la distinzione tra virtù ed eccesso o difetto.

  • Da una parte troviamo la negazione del male: «Non è successo niente.»
  • Dall’altra l’autocondanna: «Sono imperdonabile.»

Tra questi due estremi si apre una posizione più equilibrata: «Riconosco il male, assumo la responsabilità, cerco di riparare e scelgo di orientarmi nuovamente verso il bene.»

Questa posizione è vicina alla concezione tomista della virtù come disposizione ordinata al bene.

  • La prudenza aiuta a comprendere che cosa fare concretamente.
  • La giustizia permette di riconoscere ciò che è dovuto all’altro e a se stessi.
  • La fortezza consente di attraversare il dolore senza fuggirlo.
  • La temperanza aiuta a non essere dominati dalle passioni.
  • La carità orienta verso il bene dell’altro e verso una relazione con Dio fondata sull’amore.

In questa prospettiva, il perdono non è debolezza.

È una forma di libertà ordinata al bene.


Perdono, confini e responsabilità

Un equivoco frequente consiste nel pensare che il vero cristiano debba necessariamente riaccogliere nella propria vita chiunque abbia chiesto o ricevuto perdono.

Non è così. Il perdono può convivere con il limite.

Una persona può dire: «Ti perdono, ma non posso più affidarti la mia sicurezza.» Oppure: «Ti perdono, ma la nostra relazione dovrà avere confini diversi.»

La stessa cosa vale per il perdono di se stessi.

Perdonarsi non significa evitare le conseguenze delle proprie azioni. Se ho ferito qualcuno, posso avere il dovere morale di chiedere scusa e, quando possibile, riparare.

Il perdono non elimina la responsabilità: la trasforma in possibilità di cambiamento.


Una mappa delle quattro forme del perdono

Tipo di perdonoChe cosa accade?Riconciliazione?
Perdono donato all’altroLascio andare progressivamente rancore e vendetta, riconoscendo comunque il male subitoNon necessariamente
Perdono ricevuto dall’altroAccolgo la misericordia di chi riconosce la mia possibilità di cambiamentoNon necessariamente
Perdono donato a se stessiIntegro responsabilità, colpa, apprendimento e possibilità di cambiamentoSì, come riconciliazione con la propria storia e persona
Perdono ricevuto da DioAccolgo la misericordia divina e il ristabilimento della relazione con DioSì, nella prospettiva cristiana

Questa distinzione permette di evitare una pericolosa confusione: perdonare non significa sempre riconciliarsi con l’altro, mentre il perdono di sé e il perdono ricevuto da Dio comportano una forma di riconciliazione.


Conclusione: il perdono come libertà e trasformazione

Il perdono cristiano non è dimenticare il male, fingere che non sia accaduto o rinunciare alla giustizia. È qualcosa di più profondo.

  • Perdonare l’altro significa impedire che il male ricevuto continui a determinare la propria vita.
  • Perdonarsi significa riconoscere il proprio errore senza trasformarlo nella propria identità.
  • Ricevere il perdono da un’altra persona significa accogliere la possibilità di essere più grandi del proprio errore, senza pretendere automaticamente di recuperare la relazione precedente.
  • Ricevere il perdono di Dio significa lasciarsi riconciliare con Lui e accogliere la possibilità di una vita nuova.

Il Vangelo offre al cristiano la motivazione fondamentale: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36).

Per questo il perdono non è soltanto una tecnica per stare meglio. È una risposta alla misericordia ricevuta.

San Tommaso permette di comprendere che misericordia e giustizia non sono necessariamente opposte: la misericordia non cancella la verità del male, ma orienta la persona verso il bene.

La Psicologia Integrale della Persona, dal canto suo, permette di comprendere come questo cammino coinvolga l’intera persona: corpo, emozioni, pensieri, volontà, valori, desideri, bisogni, relazioni e dimensione spirituale.

Il perdono autentico può allora diventare un passaggio dalla ferita alla libertà, dalla colpa alla responsabilità, dal rancore alla misericordia, dall’autocondanna alla riconciliazione con se stessi e, per il credente, dalla separazione alla riconciliazione con Dio. Perdonare non significa dire che il male non conta.

Significa scegliere che il male non abbia l’ultima parola.

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  • Vincenzo Bonanno’s Avatar Vincenzo Bonanno
    Ho partecipato al ritiro di formazione su "Ringraziamento e Lode" del 12 e 13 Ottobre 2024 con mia moglie Cecilia; due dei miei recenti giorni spesi meglio.
    Corso preparato con la solita professionalità, efficienza ed efficacia
    … More che ormai contraddistingue la formazione proposta da Famiglia della Luce con Camilla.
    Sono rientrato al mio quotidiano con maggiore consapevolezza e capacità di discriminazione sugli argomenti proposti e, sopratutto, con gli strumenti giusti per progredire a piccoli e/o grandi passi nella mia crescita personale e spirituale.
    Un grande grazie ed un abbraccio ad Elisabetta e Fabrizio...congratulazioni per il bel servizio che fate. Spero di rivedervi presto.
    Enzo Bonanno
    Il 22 e 23 Febbraio u.s. ho partecipato anche al corso "LASCIATI AMARE DAL SACRO CUORE DI GESU'.
    Come al solito si ritorna a casa più ricchi, più sereni e più felici di quando si arriva agli incontri con Famiglia della Luce con Camilla...
    In questa occasione però, grazie a Padre Sergio ho potuto sperimentare una via spirituale tutta nuova per arrivare al Sacro Cuore di Gesù.
    P.S. Complimenti e grazie in particolare ad Elisabetta, che dietro le quinte ne ha permesso la realizzazione👏👏👏
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