Spirito e Anima… ma non dimenticare il Corpo!
Riscopri il corpo come dono e via di senso che integra e completa la fede cattolica
Riscopri il corpo come dono e via di senso che integra e completa la fede cattolica
Nella prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi leggiamo: “Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo”. Spirito (pneuma), Anima (psyche) e Corpo (soma) sono tre aspetti totalmente inscindibili della nostra persona, che interagiscono costantemente tra loro.
Affinché in noi ci sia equilibrio, questi tre aspetti devono interagire in modo armonioso, svilupparsi e coesistere alla pari, senza supremazia dell’uno o dell’altro aspetto. Anche la nostra relazione con il Signore non coinvolge soltanto lo spirito, la dimensione spirituale, ma coinvolge potentemente anche gli altri due aspetti.

La salute del corpo incrocia anche la salute dell’anima e dello spirito
Forse ci viene più facile comprendere come la connessione con Dio possa riguardare la nostra anima. Più difficile è pensare che anche il nostro corpo sia coinvolto, e debba necessariamente esserlo, per entrare in una reale e profonda relazione con il Signore. Basti pensare che il corpo è il mezzo naturale della nostra presenza nel mondo e con il quale esprimiamo la relazione con gli altri. E’ quindi naturale che sia uno strumento per entrare in relazione anche con Dio e per stare alla Sua presenza.
Ancora San Paolo, poi, ci ricorda che questo corpo lo abbiamo ricevuto da Dio, non appartiene a noi stessi e che è tempio dello Spirito Santo. Il nostro corpo è un dono del Signore ed è nostro dovere amarlo ed averne cura.

Il corpo va curato ma non idolatrato attraverso pericolosi eccessi
Non una cura maniacale, eccessiva e dimentica degli altri due aspetti, che porterebbe disequilibrio e disarmonia. E neanche la ‘negazione della corporeità’ che si era sviluppata in certa parte del cristianesimo di stampo occidentale e che il Concilio Vaticano II ha cercato di superare e come ribadito nel Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il Signore ci chiede una cura gioiosa e rispettosa della sacralità della nostra fisicità, di questo ‘involucro’ nel quale ci ha creati e che ci permette di fare esperienza del mondo esterno e di entrare in contatto con l’altro, oltre che con noi stessi.
Custodire la dignità del nostro corpo con rispetto, purezza e moderazione significa onorare Dio stesso e la presenza dello Spirito che abita in noi. Anche una vita sana ed una alimentazione corretta, per esempio, sono atti di devozione e riconoscenza verso Dio. Invece spesso mortifichiamo il nostro corpo attraverso comportamenti che lo svuotano della sua sacralità. E forse non sempre siamo consapevoli di quanto la nostra dimensione corporea sia coinvolta nella preghiera e nella relazione con il Signore.
Durante la preghiera tutta la persona è coinvolta. Il corpo non va escluso dalla preghiera, ma ne è strumento fondamentale – come leggiamo nel salmo 84: ‘il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente’ – e va integrato nella preghiera. Anche perché non diventi ostacolo al raccoglimento, impedendo la concentrazione e facendo resistenza alla volontà.

Ogni luogo per pregare è buono, ma anche la forma è importante
È vero che possiamo raggiungere la concentrazione per pregare anche mentre siamo in coda al supermercato, oppure mentre stiamo guidando in macchina e certamente ogni momento è una buona occasione per entrare in dialogo con Lui. Ma è importante avere percezione delle sensazioni del nostro corpo e avere consapevolezza che ci sono situazioni e posizioni del corpo che facilitano il raccoglimento e aiutano ad aprirsi pienamente, lasciando posto a Dio.
Come ha sempre raccomandato anche Papa Francesco, ‘Il silenzio è essenziale nella vita del credente’, perché ‘ci mette di fronte a noi stessi’ e ci permette di addentrarci nella nostra profondità e trovare il contatto intimo con il Signore: ‘Il silenzio è anche la lingua di Dio’.
La posizione del corpo può aiutare o ostacolare la preghiera. Sant’Ignazio nel n° 76 degli Esercizi Spirituali[4] invita a cercare la posizione del corpo più adatta, che concili la concentrazione. E l’allora Cardinal Ratzinger[5] sottolineava quanto “la posizione e l’atteggiamento del corpo non siano privi d’influenza sul raccoglimento e la disposizione dello spirito, poiché nella preghiera è tutto l’uomo che deve entrare in relazione con Dio e dunque anche il suo corpo deve assumere la posizione più adatta per il raccoglimento”.

La respirazione e la posizione del corpo facilita la preghiera
Anche una respirazione regolare e ampia aiuta a spegnere le tensioni e favorisce uno stato di concentrazione sul momento presente, creando armonia tra corpo e mente, che permette alla preghiera di fluire con maggiore libertà. E’ una tecnica che ben conoscevano i Padri del deserto e praticano tutti i maestri orientali. E può aiutare il cristiano a riconoscere nel proprio respiro il respiro di Dio.
La scienza medica ha anche dimostrato che la concentrazione della preghiera abbassa la pressione sanguigna, riduce il ritmo cardiaco e potenzia il sistema immunitario; aumenta la produzione di serotonina e riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, che oggi va tanto di moda. Al di là dei ‘benefìci fisici’, sicuramente tutto ciò aiuta ad entrare in una maggiore intimità con il Signore.
Crea alleanza tra scienza e fede per superare i traumi che ti bloccano e per glorificare il tuo corpo.
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Non solo nella preghiera personale, ma anche durante la celebrazione della Messa, partecipiamo e ci esprimiamo anche con tutto il nostro corpo ed ogni gesto non è solo dovere o tradizione, ma ha un significato preciso ed ogni posizione ha una portata precisa.
E, anche se andiamo in automatico oppure agiamo d’istinto, senza realmente pensare al senso di ciascun gesto e ciascun atteggiamento, il semplice fatto di assumere quella posizione o di fare quel gesto ha un significato pregnante e un valore prezioso che va oltre la nostra consapevolezza. In che senso? Constatiamo spesso che se stiamo male fisicamente, stiamo male anche spiritualmente e viceversa.

A volte il corpo vola libero come una farfalla, altre volte resta schiavo delle ferite interiori
E ciascuno di noi può facilmente fare esperienza innanzitutto di come il nostro corpo parli della nostra personalità, del nostro atteggiamento verso la vita e del nostro stato d’animo: il respiro parla di quanto siamo rilassati, i muscoli raccontano le nostre sicurezze e le nostre paure, il cuore batte al ritmo delle nostre emozioni, il grado di apertura del nostro busto e delle nostre spalle riflettono il nostro grado di apertura al mondo. In secondo luogo – al di là dei fattori neurofisiologici e biomeccanici, oltre che emozionali, che determinano la nostra postura di base, che non sono oggetto di queste riflessioni – possiamo agevolmente sperimentare come la nostra personalità e il nostro umore influenzino la postura del nostro corpo.

Quando l’anima è triste il corpo si chiude e rattrappisce
È difficile che una personalità aperta, decisa e sicura abbia spalle curve e sguardo basso, in posizione chiusa e difensiva. E, per esempio, quando siamo tristi è più facile che le nostre spalle si incurvino, la testa si abbassi, il collo si schiacci, il petto si chiuda e quindi si vada incontro a tensioni. Ma vale anche il contrario, e cioè: la postura del nostro corpo influenza il nostro stato emotivo, il nostro atteggiamento verso la vita e anche la nostra personalità.
Quando siamo tristi, si può provare ad assumere una posizione più eretta e più aperta, che allevia le tensioni, migliora la respirazione, aumenta i livelli di ossigeno nel sangue, manda segnali positivi al cervello e fa rilasciare serotonina e dopamina, i cosiddetti ‘ormoni della felicità’, che agiscono sul buon umore e l’autostima: i motivi che hanno causato la nostra tristezza non svaniranno, ma l’umore potrà sicuramente migliorare un po’. Sconsiglio di fare il contrario quando l’umore è buono!
I nostri tre aspetti (spirito, anima e corpo) sono strettamente connessi e anche durante la preghiera si influenzano a vicenda: così come la disposizione interiore si manifesta tramite l’atteggiamento esteriore (banalmente, se una persona è poco concentrata o ‘annoiata’ si capisce subito), così anche l’atteggiamento esteriore modella la nostra disposizione interiore, ha effetto sulla nostra comprensione e relazione con noi stessi, con il mondo e con Dio. E ha un alto valore simbolico.
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Michela Cromi è consigliera dell’associazione. Conduce spettacoli, letture per bambini e per adulti e laboratori teatrali in scuole, centri socio-educativi, RSA e associazioni. Ha una laurea in Lettere Moderne con indirizzo Comunicazioni Sociali e Drammaturgia, oltre ad un diploma di Operatore Teatrale in campo Psicopedagogico e Sociale.




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